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25 aprile 2008: "riflessioni"

 

Mi chiedo spesso se sia possibile per me, nato a più di trent’anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, pensare alla guerra.
In fin dei conti cosa ne so io di combattimenti, strategie, miseria, privazioni, morte? nulla più di quello che leggo o sento riportato dai pochi superstiti ancora in vita.
Ecco quindi che cerco di calibrare meglio l’attenzione sul 25 aprile, su questo 25 aprile 2008. Va benissimo ricordare per non dimenticare, ricordare gli orrori che il fascismo e il nazismo hanno significato per il nostro paese. Ma a che cosa serve tutto questo lavoro di memoria se poi mi accorgo che il mondo, ogni mese, settimana e giorno, piange la morte di un bambino-soldato, di un giovane inzuppato di ideali, di un uomo o di una donna che combattono al servizio di pochi assetati di potere?
Quindi vuol proprio dire che la guerra c’è anche ai giorni nostri, certo non in Europa, continente che sta vivendo il periodo di pace più lungo che la sua millenaria storia conosca (oddio anche qui ci sarebbe da discutere visto che i Balcani sono una polveriera sempre pronta ad esplodere), ma nel resto del mondo sono tantissimi i conflitti che portano morte e distruzione, basta connettersi ad internet o leggere i giornali. Purtroppo sono pochi gli articoli che riportano i dati delle guerre in corso, di alcune non se ne parla proprio, forse solo perché non portano con sé eredità petrolifere o posizioni strategicamente importanti.
Basta ciccare su google, comunque, per sapere che oggi si spara, e si muore, in moltissimi paesi: in Palestina, Iraq, Afghanistan, Kurdistan, Cecenia, Georgia, Algeria, Ciad, Darfur, Costa d’Avorio, Nigeria, Somalia, Uganda, Burundi, Congo (R.D.), Angola, Pakistan, Kashmir, India, Sri Lanka, Nepal, Birmania, Indonesia, Filippine, Colombia. E non solo. Questi conflitti sono costati la vita, finora, a più di cinque milioni e mezzo di persone.
Se si aggiungono le guerre conclusesi negli ultimi cinque anni (Sierra Leone, Liberia, Sud Sudan, Congo Brazzaville, Eritrea-Etiopia, Casamance) il bilancio delle vittime sale a sette milioni e settecentomila morti.
Sette milioni e settecentomila morti… e fortuna che si festeggia la fine della guerra…
 
(Andrea Tortella)
 

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